Campana Caffè

Un’azienda familiare che ha attraversato oltre 70 anni di storia

Un’azienda familiare che ha attraversato oltre 70 anni di storia, partendo da un paese alle falde del Vesuvio, Torre Annunziata, dove Sabino Campana aprì una pasticceria e avviò l’attività di torrefazione.
Il fil rouge della famiglia Campana è, da generazioni, proprio l’odore forte ed inebriante dei chicchi di caffè appena tostati, le cui varietà pregiate, provenienti da tutto il mondo, sapientemente si compongono dando vita a miscele uniche.
Campana Caffè è oggi il marchio dell’azienda di torrefazione della famiglia Campana, giunta alla terza generazione e guidata dai fratelli Paola e Raffaele. Loro amano definirsi artisti, o meglio, artigiani del caffè, la cui arte, suggeriscono, si apprende col tempo e con passione, ponendo massima attenzione al processo di produzione, a partire dalla selezione di arabica di altissima qualità.
L’amore per il caffè ispira totalmente anche la loro caffetteria di Pompei, che ha al suo interno una bottega di caffè speciali. Qui il caffè viene offerto al banco, preferibilmente senza zucchero, spiegando al cliente cosa sta degustando.

Ne parliamo con Paola Campana, che nell’azienda di famiglia si occupa di marketing ed eventi.

Quanta cultura c’è dentro una tazzina di caffè?
Semplicemente voglia di riscatto e di valorizzare il nostro splendido territorio. In un periodo buio, cerchiamo di offrire accoglienza a chi necessita di un momento di svago e goduria gastronomica. Aspettare sarebbe stata la scelta più prudente, ma siamo certi le cose non torneranno alla normalità in un prossimo futuro.
«Il caffè è la materia prima più esportata al mondo dopo il petrolio, e al tempo stesso anche la più bevuta. Dietro una tazzina di caffè c’è un mondo di scoperte e conoscenze. Ci sono migliaia di persone che lo lavorano, dai contadini in piantagione all’esportazione della materia prima nel mondo, fino all’arrivo nelle torrefazioni e poi ai banconi del bar o nelle nostre case. Prima di lavorare il caffè, tutti gli operatori del settore devono conoscere la materia prima, dal coltivatore in piantagione, all’assaggiatore, dal torrefattore fino al barista. Una tazzina di caffè è fatta di arte, scienza, attenzione e passione per il proprio lavoro».

La vostra è un’azienda familiare proiettata sul mercato nazionale ed internazionale. Come si fondono tradizione e innovazione nelle vostre miscele?
«La nostra è un’azienda nata negli anni ’30 grazie a mio nonno Sabino, che fondò una pasticceria presto ben frequentata dalla città ed ebbe l’intuito di affiancare la torrefazione di caffè freschi pregiati all’alta pasticceria di qualità. Mio padre continuò con passione questa tradizione, trasmettendola anche a noi figli. Dal 2012, mio fratello ed io abbiamo iniziato a studiare il caffè, ad approfondirne i temi sui libri e su riviste specializzate fino a frequentare dei corsi di alta formazione. Continuiamo la piccola produzione, sulle orme di nostro padre, ma con l’utilizzo di nuove tecnologie, con una maggiore conoscenza e consapevolezza della materia prima e con la voglia di crescere sul mercato nazionale ed estero. L’innovazione sta anche nell’avere affiancato alle miscele tradizionali gli Speciality Coffee, caffè arabica di altissima qualità molto diffusi e consumati all’estero, in particolare in Nord Europa, Australia e Usa. Sono caffè che crescono dai 1000 metri di altezza in poi e ciò li rende più interessanti dal punto di vista aromatico non solo per i sali minerali del terreno in cui crescono, ma anche per le escursioni termiche che subiscono ad una certa altezza. Sottoposti ad un processo di lavorazione che si definisce Lavato, naturale o Honey process, a seconda del caffè e del territorio di origine, vengono confezionati in sacchi di iuta in Grain pro o in Vacum. A questi caffè viene attribuito un punteggio che va da 80 a 100 da una giuria di esperti degustatori del Coffee Quality Institute e sotto la spinta della Speciality Coffee Association che promuove e protegge la cultura dl caffè di qualità nel mondo».

Cosa fa la differenza tra un buon caffè, dolce al palato, e un caffè che sa di bruciato, di amaro?
«Un caffè buono si differenzia da un caffè amaro e bruciato per una serie di fattori: innanzitutto la materia poi la tostatura, che deve essere realizzata seguendo un determinato protocollo volto ad esaltare gli aromi di quel chicco ed a tostare ad arte quel caffè, con la giusta temperatura, la giusta tecnologia a disposizione. Infine, cosa ancora più importante, è il servizio al bar, la mano del barista, che deve avere la giusta formazione per sapere che cosa è il caffè, come viene raccolto e lavorato, come estrarre un buon caffè al bar, regolando macina, temperatura della macchina, quantità da estrarre e tanti altri piccoli dettagli che fanno la differenza, come quello di avere la macchina espresso sempre pulita».

La parola d’ordine, oggi, è sostenibilità. Che valore ha nella filiera del caffè?
«La sostenibilità è un valore che perseguiamo e che vorremmo far crescere sempre di più nella nostra filosofia aziendale. I nostri Speciality Coffee raccontano una storia fatta di persone che coltivano questo meraviglioso frutto. Persone che vengono tutelate soprattutto pagando a un prezzo equo il caffè verde che coltivano. Se così non fosse, non avrebbero nemmeno più i mezzi e gli stimoli per migliorare sempre di più la coltivazione di caffè. I nostri caffè sono sostenibili e tracciabili. Di ogni caffè elenchiamo ai nostri clienti la regione di provenienza, la varietà, altitudine ed il flavour, ovvero il gusto che un caffè ha sviluppato al naturale in piantagione in base al terreno di origine ed alla tipologia di tostatura adottata».

CAMPANA Bottega di caffè speciali
Via Sacra, 44
80045 Pompei (NA) Italia

www.campanacaffe.com