Rosso Campania

Intervista a Cristina Leardi, presidente del Consorzio di Tutela Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP

Quante aziende coinvolge il Consorzio?

«39 aziende di media dimensione».

Quali sono le caratteristiche che caratterizzano questo tipo di pomodorino?

«È uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, che cresce sulle pendici del Vesuvio. I pomodorini hanno forma ovale con apice appuntito, una buccia spessa di colore rosso vermiglio, polpa consistente di colore rosso e un sapore vivace intenso e dolce-acidulo. La particolarità è l’antica pratica di conservazione “al piennolo”. Si legano fra di loro alcuni grappoli di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così l’ottimale conservazione del prezioso raccolto fino al termine dell’inverno. Nel corso dei mesi il pomodorino, pur perdendo il suo turgore, assume un sapore unico e delizioso, che soprattutto i napoletani apprezzano particolarmente per preparare sughi prelibati ed invitanti».

Per cosa viene utilizzato?

«Il pomodorino del piennolo è un ingrediente fondamentale della cucina napoletana e campana in generale, ed ha una grande versatilità in cucina. Accanto ai tradizionali spaghetti alle vongole e agli altri frutti di mare, gli chef locali si impegnano ad utilizzarlo in tanti altri piatti, tra cui una variante alla prelibata pizza napoletana».

Qual è la territorialità della produzione?

«L’area tipica di produzione e conservazione del pomodorino del piennolo coincide con l’intera estensione del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, includendo le sue pendici degradanti sino quasi al livello del mare. I fattori climatici tipici dell’area e i suoli di origine vulcanica, costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, rendono il prodotto unico».

È una coltivazione a basso impatto ambientale?

«La ricchezza in acidi organici determina l’“acidulità” di gusto che è il carattere distintivo del pomodorino del Vesuvio. Ciò, oltre a derivare da una peculiarità genetica, è indice di un metodo di coltivazione a basso impatto ambientale e con ridotto ricorso ad acque d’irrigazione, che rende tale coltura particolarmente adatta ad un’area protetta, quale quella del Parco Nazionale del Vesuvio».

 

Consorzio per la protezione del Pomodoro del piennolo vesuviano. Piazza della Meridiana, 47, San Sebastiano al Vesuvio, Napoli. T: +39 0810606007