Sapori del Vesuvio

Biodiversity, sustainability and taste. The land at the slopes of Vesuvius is an experience you must try

L’area territoriale alle falde del Vesuvio è una vera e propria esplosione di bellezza, biodiversità e sapori. Della sua valorizzazione si occupa il consorzio Gal Vesuvio Verde (www.galvesuvioverde.it). Inaugurato nel 2016, il Gal comprende sette comuni vesuviani, il Parco Nazionale del Vesuvio ed altre associazioni di categoria. Un’area che è parte integrante del Parco Nazionale del Vesuvio, rientra nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità ed è Riserva Internazionale della Biosfera. Un territorio in cui è molto forte il rapporto tra uomo e natura secondo i principi dello sviluppo sostenibile sanciti nella Strategia di Siviglia dal 1994 e che costituisce anche un esempio dell’interrelazione tra beni culturali e beni naturali in funzione dello sviluppo turistico.
Tante le ricchezze enogastronomiche dell’area. Il vino, l’olio, i tradizionali pomodorini del piennolo e le albicocche, in più di cento specie. Ma anche ciliegie, agrumi, noci, olive e i vini vesuviani, tra i più conosciuti all’estero.

Si tratta di vini unici per la loro biodiversità. Il più antico è il Lacryma Christi del Vesuvio. Il suo nome si lega alla leggenda. Si narra che un pezzo di Paradiso precipitò nel Golfo di Napoli quando Lucifero fu scacciato. Cristo, addolorato per la perdita dell’angelo più buono, pianse. Là dove caddero le sue lacrime, nacquero delle viti.

Uno dei prodotti più antichi dell’agricoltura campana, che cresce alle pendici del Vesuvio, è il pomodorino del piennolo. Questo particolare pomodorino ha forma ovale con apice appuntito, una buccia spessa di colore rosso vermiglio, polpa consistente di colore rosso e un sapore vivace intenso e dolce-acidulo. La sua particolarità è il modo di conservazione, “al piennolo”. Si legano fra di loro alcuni grappoli di pomodorini maturi, fino a formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, assicurando così la loro conservazione fino al termine dell’inverno. È un ingrediente fondamentale della cucina napoletana.

Una delle prime testimonianze della presenza di albicocche in Campania è dovuta a Gian Battista Della Porta, scienziato napoletano che, nel 1583, nell’opera “Suae Villae Pomarium”, distingue due tipi di albicocche: bericocche e crisomele, più pregiate. Da questo antico termine deriverebbe il napoletano “crisommole” ancora oggi usato per indicare le albicocche. Sono tra i frutti più coltivati nell’area vesuviana, dove la natura vulcanica del terreno conferisce loro un sapore unico e tipico.

 

 

Consorzio Gal Vesuvio Verde www.galvesuvioverde.it