La seta di San Leucio

Il sogno di Ferdinando di Borbone che ha portato in tutto il mondo i pregiati tessuti prodotti a Caserta

C’è un po’ di Caserta nelle bandiere di Buckingham Palace, nel Quirinale, nel Vaticano e nella Sala Ovale della Casa Bianca. I tessuti di cui sono abbelliti questi luoghi, infatti, provengono da San Leucio, borgo del casertano famoso in tutto il mondo per la sua tradizione serica.

Fu Ferdinando di Borbone, nel 1776, a trasformare la riserva di caccia del Belvedere, con una vista mozzafiato sul Vesuvio e su Capri, in una fabbrica della seta, la Real Colonia di San Leucio.

Al suo interno c’erano scuole, abitazioni per i lavoratori e stanze per la trattura, filatura e tintura della seta. L’appartamento reale comunicava con le stanze dei telai.

Nel 1789 il re promulgò il Codice delle Leggi che doveva regolare il funzionamento della comunità, improntato sull’uguaglianza e il rispetto. L’unica diversità tra le persone era il merito.

All’interno della città-fabbrica si svolgevano tutte le fasi del processo produttivo. Il filo del baco da seta, lungo anche centinaia di metri, era ammorbidito nell’acqua calda, steso in tensione e poi conservato in matasse. Poi, con un telaio in legno, si procedeva alla tessitura. Il tessuto così realizzato subiva una serie di operazioni di rifinitura come la “marezzatura”, cioè la compressione sotto grandi cilindri, l’apprettatura, la cimatura e la piegatura.

La Colonia cominciò ben presto ad avere richieste da ogni parte del mondo per i suoi pezzi unici. Con l’importazione dalla Francia del telaio Jacquard, nei primi decenni dell’Ottocento la produzione si arricchì di stoffe broccate di seta, oro e argento, scialli, fazzoletti, corpetti e merletti. Si svilupparono anche dei prodotti locali, i gros de Naples e un tessuto per l’abbigliamento chiamato Leuceide.

La fabbrica di San Leucio non riuscì mai a prosperare dal punto di vista economico: non era il lucro il suo fine ma l’essere al servizio della collettività.

L’utopia di Re Ferdinando finì nel 1861: con l’invasione sabauda il Regno di Napoli fu annesso al Piemonte e il setificio fu privatizzato. Gli operai che avevano fatto parte del progetto aprirono piccole aziende familiari.

Nel 2006 è nato il marchio San Leucio Silk con lo scopo di rilanciare e tutelare le sete di San Leucio unendo tradizione e modernità, recuperando gli antichi filati e promuovendo le sete luciane a livello internazionale.

 

Visita al Belvedere. Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco

Nel 1985, dopo una lunga serie di restauri, il Complesso di San Leucio ha riaperto al pubblico. Dichiarato nel 1997 patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è visitabile tutti i giorni tranne il martedì.

La visita comprende gli appartamenti reali, con gli splendidi affreschi del soffitto della sala da pranzo e il Bagno della Regina, realizzato per Maria Carolina: un ambiente termale con una vasca incassata nel pavimento e rifornita di acqua calda da una stufa posta nel vano sottostante. Alle pareti, disegni di Philipp Hackert.

Negli spazi di Archeologia Industriale si possono osservare i meravigliosi telai in legno ancora funzionanti e due grandi torcitoi che una volta erano mossi da macchine idrauliche e oggi da motori.

Il Museo della Seta ospita l’esposizione dei tessuti. Su richiesta è possibile visitare anche la Casa del Tessitore, esempio di abitazione operaia.

Infine, i giardini all’italiana: posti su piani diversi, sono collegati con delle scalette. Intorno alle numerose fontane ci sono decine di alberi da frutta: pero, melo, limone, pesco, albicocco, susino, melograno, e un giardino di agrumi.

Belvedere of Saint Leucio. T: 0823 301817 – 800 411515 www.sanleucio.it