Magie di filo di ferro e cartapesta

La casa atelier di Sergio e Teresa Cervo

La casa-atelier di Sergio e Teresa Cervo si trova nel cuore del centro antico di Napoli: un “basso” collegato a un magico spazio sotterraneo che si snoda sotto la pelle della città, tra il sacro della basilica di San Domenico Maggiore e il profano della cappella San Severo.
In questo luogo del “fare” si affollano tele, pannelli polimaterici, sculture, tavoli, lampade, sedie, gioielli che esprimono l’artigianalità materica e raffinata di due lavoratori dell’arte che dal 1977 utilizzano ferro, cuoio, argento, legno, tessuti, carta e terre  per creare pezzi unici in cui il momento del disegno e della realizzazione sono fusi in modo indissolubile.

Teresa Ferro è approdata al fil di ferro e alla cartapesta dopo aver sperimentato tante altre materie: ferro, cuoio, argento, legno, tessuti, carta e terre. L’atelier che condivide con Sergio Cervo è un mondo fantastico e magico.

Nella sua casa atelier nel centro storico, costruisce, con cartapesta e filo di ferro, racconti che hanno come protagoniste le donne.

Autodidatta, il suo lavoro, essenzialmente scultoreo e spesso tendente all’installazione, crea un universo popolato da figure e oggetti fortemente simbolici che raccontano storie di donne con forza e leggerezza insieme.

Le sue creazioni sono potenti e delicatissime insieme. Corpi esili e strampalati, capelli scompigliati, gonne ampie, gambe lunghissime. Le sue donne hanno volti senza occhi, labbra socchiuse o spalancate. Alcune di esse sembrano cantare. Altre dondolano sull’altalena, altre ancora corrono, con colli lunghi e sguardo perso altrove.

Perché le donne e perché la carta (e il fil di ferro)?

«Conosco la fatica e l’incanto di essere donna e voglio che ogni mio lavoro sia un viaggio all’interno di un mondo complesso dove convivono forza e fragilità. La carta e il ferro che utilizzo sono materiali poveri, spesso riciclati, che nel mio lavoro perdono le loro caratteristiche originarie: la carta  trasformata in cartapesta diventa forte, mentre il ferro diventa l’elemento debole. Questa inversione dei ruoli serve alla mia narrazione».

Che storie raccontano le sue donne? Cosa rappresentano le sue creazioni, come Altrove, Grovigli e Abbracci?

«Le Altrove rappresentano la ricerca della consapevolezza: sono creature che, non più distratte dallo sguardo, hanno potuto concentrarsi sulla loro interiorità. Nei Grovigli il fil di ferro organizza matasse ingarbugliate da cui nascono esili scale o zampilli su cui piccole figure femminili vestite di nero raccontano il loro cammino, la fatica del distacco, il tentativo di liberarsi dal controllo della famiglia e della società. Gli Abbracci, con le loro braccia spalancate, celebrano la capacità di accogliere, confortare e sostenere l’altro».

A quale serie è più affezionata?

«Le amo tutte. E sono loro grata perché mi hanno permesso di viaggiare dentro di me».

Che rapporto hanno le sue donne con la nostra città?

«Io sono nata a Napoli e ci sono rimasta, amandola e detestandola con pari intensità, nutrendo la mia creatività dei suoi contrasti. Le mie donne nascono in un vicolo del centro storico, probabilmente in un’altra città non avrebbero visto la luce».

 

Vico San Domenico Maggiore, 2, Naples. T: +39 0815526672 www.cervoartlab.it